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Africa: Il conflitto dei Grandi Laghi

Sommario

Introduzione

Un conflitto antico

La regionalizzazione del conflitto 1998-2003

La Repubblica democratica del Congo (RDC) tra pace e guerra 2003-2004

 

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Hutu e Tutsi : 40 anni di scontri


> Hutu et Tutsi : le poids de la colonisation
> Hutu et Tutsi : le "piège démographique"

lago kiwu

Il lago Kivu, Rwanda
© Archivi Documentation française Photo Coopération/Jean-Yves Clavreul


Due fattori spiegano, in gran parte, le tensioni che persistono da alcuni decenni tra i popoli hutu e tutsi installati in Ruanda, in Burundi e nella provincia frontalieras del Kivu situata nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo (ex-Zaïre) : il problema etnico e la sua strumentalizzazione politica, le migrazioni della popolazione legate alla crescita demografica ed alla rarefazione delle terre.

Hutu e Tutsi : il peso della colonizzazione

Al loro arrivo, i coloni tedeschi e belgi si appoggiarono sull'elite tutsi, utilizzando a loro profitto le loro locali istituzioni tradizionali per imporre l'ordine coloniale, in particolare quelle istituite in Ruanda durante il regno del mwami Rwabugiri (1860-1895). Essi eressero allora questo paese a modello al quale il Burundi "considerato come uno stato meno perfetto e degradato, fu invitato con le buone o con le cattive a piegarsi" (J-P Chrétien).

"Fu la prima svolta capitale nella storia contemporanea del paese, l'elemento su cui si andava a costruire , ed eventualmente crollare, tutto l'edificio. I colonizzatori avevano interesse a riconoscere il re ed i poteri dei Tutsi , a dar loro dei poteri politici e dei compiti amministrativi importanti sebbene fossero stati sempre subalterni. Con questo sistema classico di governo indiretto, un pugno di europei ha potuto controllare il Ruanda a proprio piacere ed ha potuto beneficiare al meglio dei loro interessi imperialistici. Gli europei e l'aristocrazia tutsi volevano estendere il loro controllo sui regni hutu del nord-ovest che avevano resistito fino ad allora a questo destino ed estendere il loro dominio alle regioni periferiche sottomettendoli al potere centrale. Allo stesso tempo, i colonizzatori non hanno esitato a portare dei cambiamenti su tutti gli aspetti della società che non trovavano a loro conveniente. Per questo, il re doveva diventare il vassallo dei suoi padroni coloniali e l'influenza dei vicecapi hutu doveva essere ridotta."
In più, i coloni adottarono la nozione di "razza superiore" riconosciuta in questo periodo ai Tutsi.

"Il colonizzatore e l'élite locale avevano tutto l' interesse ad adottare le perniciose nozioni razziste sui Tutsi e gli Hutu messe in opera dai missionari, dagli esploratori e dai primi antropologi. Queste nozioni si basavano sull'aspetto fisico di numerosi Tutsi, in generale più grandi e più magri della maggior parte degli Hutu; anche l'incredulità dei primi Bianchi europei arrivati in Ruanda ha giocato un ruolo, poiché erano meravigliati che gli africani avessero potuto creare da soli un regno così sofisticato. E' così che si diffuse una teoria razzista e senza fondamenta conosciuta sotto il nome di ipotesi hamitica (.).Secondo questa ipotesi, i Tutsi discendevano da una razza caucasica superiore che proveniva dalla valle del Nilo ed avevano anche probabilmente delle origini cristiane. In base alla teoria evoluzionistica in piena auge in Europa, i Tutsi potevano essere considerati una classe superiore simile, sebbene non troppo, della razza bianca. Li si considerava come più intelligenti, più affidabili, più lavoratori, somiglianti più ai Bianchi che alla maggioranza Hutu bantù.
I belgi hanno apprezzato talmente questo ordine naturale delle cose che una serie di misure amministrative, prese tra il 1926 ed il 1932, istituzionalizzò la distinzione tra le due razze (essendo la razza il concetto esplicito utilizzatoallora, precedentemente all'introduzione della nozione più dolce di etnia), il tutto culminante nel rilascio a ciascun Ruandese di una carta d'identità indicando se fosse Hutu o Tutsi."

Fonte: Rapporto dell'OUA, Rwanda : Le génocide qu'on aurait pu stopper, 2000

Le frustrazioni sociali e politiche si cristallizzeranno allora a partire dell'esclusione degli Hutu - dalla scuola, dall'amministrazione, dai seminari aperti dai missionari -, e dall'affermazione di una differenzazzione etnica tra Hutu e Tutsi, inculcata e trasmessa di generazione in generazione, come la strumentalizzazione politica "dell'etnicità". Altrettanti fermenti di massacri che insanguinano da 40 anni le relazioni tra Hutu e Tutsi nell'Africa dei Grandi Laghi.

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Hutu e Tutsi : la "trappola demografica"

bestiame
Il bestiame, ricchezza dei Tutsi ruandesi
© Archivi Documentation française Photo Coopération/Jean-Yves Clavreul
 

 

Allo stesso titolo del fattore "etnico", il fattore demografico tiene un posto primario nell'emergenza delle tensioni tra le due comunità hutu e tutsi.
Secondo Roland Pourtier, geografo,: "La regione dei Grandi Laghi si distingue (.) per le sue forti densità di popolazione, sorgente di una pressione fondiaria di un'intensità rara in Africa. Con le densità dell'ordine di 225 in 230 hab/km2, il Burundi ed il Ruanda (.) sono gli Stati più densamente popolati del continente.

Questo eccezionale focolaio di popolamento è debitore alle qualità dell'ambiente - clima di altitudine, suoli vulcanici - permettendo l'estensione parallela dell'allevamento e dell'agricoltura. (.) Una crescita demografica molto forte ha rotto i vecchi equilibri , conducendo ad una saturazione delle terre, altrettanto delle città, molto poco attrattive, che non hanno mai offerto uno sfogo all'eccesso delle cmpagne. Questo sfogo é stato dato dalle montagne del Kivu (in Zaire), prolungamento occidentale di quelle del Ruanda e del Burundi.

In effetti, prima dell'arrivo dei coloni, alcune popolazioni agropastorali di origine ruandese, hutu e tutsi, si installano poco a poco al nord ed al sud della provincia del Kivu, meno popolato.
La "trappola demografica" si restringe quando i coloni belgi praticano, dal 1920 al 1940, l'immigrazione forzata di manodopera agricola ruandese verso il Kivu che si sovrappone alle popolazioni ruandofone già installate. Questi "trapiantati" sono chiamati Banyarwanda, hutu e tutsi. Tra essi, si distinguono i Banyamulenge, "gruppo omogeneo di allevatori tutsi" installati nella regione di Mulenge a sud di Uvira. Essi coabitano con gli autoctoni zairesi.
La "trappola demografica" si richiude poi con le prime ondate di veri rifugiati tutsi che fuggivano dalla "rivoluzione sociale" del 1959 in Ruanda quando gli Hutu cacciarono i Tutsi dal potere. Di conseguenza, l'apporto massiccio della popolazione tutsi di origine ruandese in Kivu genera progressivamente delle tensioni tra autoctoni e Banyarwanda da una parte e Banyarwanda (hutu e tutsi) tra loro dall'altra parte.
Col passare degli anni, la congiunzione di tensioni etniche e demografiche, di conflitti fondiari, genera periodicamente da 40 anni delle fiammate di violenze omicide tra Hutu e Tutsi fino a giungere, nel 1994, il culmine spaventoso del genocidio ruandese.

Secondo Pourtier Roland, La Guerre des Grands Lacs, Cahiers français n° 290, mars-avril 1999, La Documentation française

Per saperne di più

> Lemarchand René, Aux sources de la crise des Grands Lacs, conferenza del 5 agosto 2000 a Montréal

> Pourtier Roland, La guerre au Kivu, un conflit multidimensionnel, Afrique contemporaine, numéro spécial, 4ème trimestre 1996, La Documentation française



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