Africa: Il conflitto
dei Grandi Laghi
Sommario
Introduzione
Un conflitto antico
La regionalizzazione
del conflitto 1998-2003
La Repubblica democratica
del Congo (RDC) tra pace e guerra 2003-2004
Punti di riferimento :
Cronologia
Glossario
Siti Internet
Carta dell'Africa
Carta dei Grandi Laghi
Repubblica democratica del Congo
Rwanda
Uganda
Burundi |
Il genocidio ruandese del 1994
> Circa 800 000 Ruandesi massacrati, Tutsi e Hutu
moderati
> Oltre 1,2 milioni di Ruandesi rifugiati in Zaire
«Qualcosa come 800 000 uomini, donne e bambini sono stati abbandonati
ad una morte sicura, la più violenta, la più inumana che
possa essere inflitta dai propri vicini. Chiese ed ospedali che avrebbero
dovuto essere dei santuari, sono stati trasformati in mattatoi. Un intero
paese é andato in frantumi. Una terribile successione di fatti
che ha finito per coinvolgere tutta la regione nel conflitto..»
(Discorso
del 26.03.04 del segretario generale Koffi Annan durante la Conferenza
per la commemorazione del genocidio ruandese organizzata dai governi canadesi
e ruandesi)
A partire dal mese di aprile del 1994, e fino al mese di luglio, scoppiano
e coesistono due focolai di violenze in Ruanda :
- il genocidio dei Tutsi e degli Hutu moderati da parte degli estremisti
Hutu al potere,
- la riattivazione simultanea della guerriglia tutsi del Fronte patriottico
ruandese (FPR), guidato da Paul Kagamé, in lotta dal 1990 contro
il potere hutu e le Forze armate ruandesi (FAR). La guerriglia é
appoggiata dall'Uganda che gli serve come base arretrata.
Circa 800 000 Ruandesi massacrati, Tutsi
e Hutu moderati
Il 6 aprile 1994 nelle vicinanze dell'aereoporto di Kigali, Juvénal
Habyarimana, presidente ruandese hutu al potere dal 1973, accompagnato
dal presidente burundese Cyprien Ntaryamira, muoiono in un attentato contro
l'aereo che li riportava da un summit regionale in Tanzania.
L'attentato serve da pretesto per lo scoppio delle uccisioni che, dal
7 aprile, scoppiano simultaneamente nella capitale Kigali, nel sud, l'est
ed il nord del paese. Sono condotte da estremisti Hutu, miliziani Interahamwé
dell'ex partito unico del presidente Habyarimana e da soldati delle Forze
armate ruandesi (FAR). Essi hanno per missione di eliminare metodicamente
i Tutsi "scarafaggi" (soprannome infamante dato ai Tutsi da
30 anni) e l'opposizione hutu moderata. Essi hanno delle liste fatte grazie
alle carte d'identità instaurate all'epoca coloniale che menzionano
l'appartenenza etnica delle comunità. La simultaneità, la
violenza e l'ampiezza dei massacri attestano la loro pianificazione da
lunga data.
«I massacri erano stati preparati molti mesi prima. La Guardia
presidenziale ed altri militari dell'esercito ruandese hanno addestrato
militarmente le milizie Interahamwe e Impuzamugambi per insegnarli come
uccidere con maggiore efficacità. Gli Interahamwe, "quelli
che attaccano insieme", sono la milizia del Movimento Repubblicano
Nazionale per lo Sviluppo e la Democrazia, MRND, e gli Impuzamugambi,
"quelli che hanno lo stesso obbiettivo", sono la milizia del
partito chiamato Coalizione per la Difesa della Repubblica. Create nel
1992, queste milizie hanno ricevuto allo stesso tempo degli intensi addestramenti
militari , fine 1993 ed inizio 1994, a gruppi di 300 uomini inviati per
tre settimane in un campo militare nella regione del nord-est del Mutara.
Nei loro attacchi contro i civili, le milizie erano spesso accompagnate
da un piccolo numero di militari o di poliziotti del governo, ed hanno
ucciso più persone delle le forze armate. (.) All'inizio dell'anno
del 1992, ed ancora più verso la fine del 1993 ed all'inizio del
1994, le autorità ruandesi hanno distribuito delle armi da fuoco
ai membri delle milizie e agli altri sostenitori di Habyarimana . (.)
Una stazione radio che appartiene alla cerchia di Habyarimana, la Radio
Televisione Libera delle Mille Colline, ha cominciato dallo scorso autunno
[1993] una campagna di propaganda astiosa contro i Tutsi ed i membri dei
partiti politici di opposizione. Alla fine del 1993, le emissioni sono
diventate più virulente e hanno cominciato a prendere di mira le
persone chimandole "nemici" o "traditori che meritavano
la morte"."
Jean-Pierre Chrétien descrive il cinismo dimostrato, la normalizzazione
dell'odio di cui gli assassini fanno prova: "I miliziani detti interahamwe
("i solidali") fanno fuggire le loro vittime verso supposti
rifugi (chiese, dispensari, scuole), poi accerchiano questi luoghi che
diventano mattatoi, i militari vi gettano dei gas lacrimogeni, delle granate
a frammentazione e sparano per infrangere ogni resistenza, penetrano per
sloggiare i profughi che sono sia terrorizzati che rassegnati, mentre
i miliziani aspettano alle uscite coi loro machete, le loro lance ed i
loro randelli chiodati. Ritornano l'indomani per vedere i mucchi di cadaveri,
finire i feriti e saccheggiare."
I massacri proseguono senza tregua facendo , tra aprile e luglio del
1994, oltre 800 000 vittime di tutsi e hutu moderati. Una prima ondata
di una decina di migliaia di profughi, essenzialmente tutsi, attraversa
la frontiera e giunge nel Kivu, nella parte orientale dello Zaire.
Da : Human Rights Watch, Genocidio
in Ruanda, maggio 1994, vol.6, n°4, e Jean-Pierre Chrétien,
in Interpretazioni
del genocidio del 1994 nella storia contemporanea del Ruanda, Clio
en Afrique, n°2, estate 1997 (contiene una bibliografia dettagliata
del genocidio)

Oltre 1,2 milioni di Ruandesi rifugiati in
Zaire
Simultaneamente, dall'inizio del mese di aprile del 1994, la guerriglia
tutsi del Fronte patriottico ruandese (FPR), le cui basi sono in Uganda,
sostenute dal presidente Yoweri Museveni dal 1990, riprende i combattimenti
contro le Forze armate ruandesi (FAR, del potere hutu in carica,).
Dopo tre mesi di violenti combattimenti, il 4 luglio, i ribelli conquistano
la capitale Kigali, rovesciano il regime hutu e proseguono la loro avanzata
in tutto il paese. Un governo interinale, senza legittimità, costituito
da estremisti hutu fedeli al presidente defunto, si ripiegano verso il
sud-ovest del paese, zona umanitaria controllata dall'operazione Turchese.
Si tratta di un intervento militare ed umanitario francese autorizzato
dal Consiglio di sicurezza dell'ONU per una durata di due mesi.
Il 17 luglio, la formazione del governo di unità nazionale di Faustin
Twagiramungu, hutu moderato, consacra la vittoria politica del FPR. Il
pastore Bizimungu (hutu moderato) è nominato presidente della Repubblica
e Paul Kagamé, capo dei ribelli, diventa vicepresidente.
Il 24 luglio entra in funzione un'assemblea nazionale di transizione.
Le carneficine cessano dopo la vittoria del Fronte patriottico ruandese
e si produce una seconda ondata di profughi: 1,2 milione di ruandesi hutu,
infiltrati ed inquadrati da migliaia di soldati hutu delle ex-Forze armate
ruandesi (FAR) e le milizie Interahamwe), i "genocidari", fuggono
verso i paesi limitrofi, per paura della rappresaglia del nuovo potere
tutsi in carica. In particolare, oltre un milione di persone si raggruppano
verso Goma e Bukavu, nella provincia del Kivu, nell'est dello Zaire.
Per saperne di più
> Commission d'enquête
citoyenne pour la vérité sur l'implication française
dans le génocide (collectif d'ONG), 2004
> Organisation de l'unité africaine (OUA), Rapport
sur le génocide au Rwanda, juillet 2000
> Des Forges Alison, Aucun
témoin ne doit survivre, 1999, ouvrage collectif établi
par Human Rights Watch et la Fédération internationale des
Ligues des droits de l'homme, 931 p., publié aux éd. Karthala
> Conseil de sécurité de l'ONU, Rapport
de la commission indépendante d'enquête sur les actions de
l'ONU lors du génocide de 1994 au Rwanda (Commission Ingvar
Carlsson), 15 décembre 1999, S/1999/1257, 86 p.
> Rapport
d'information sur les opérations militaires menées par la
France, d'autres pays et l'ONU au Rwanda entre 1990 et 1994 (rapport
Paul Quilès), 1998, France, Assemblée nationale
> Commission d'enquête
parlementaire concernant les événements du Rwanda, 6
décembre 1997, Sénat belge
> La tragédie du Rwanda, dossier constitué par Michel
Gaud, Problèmes politiques et sociaux, n°752, 28 juillet 1995,
La Documentation française
> Rwanda, le génocide de 1994, articles de Michel Gaud et Claudine
Vidal parus dans Afrique contemporaine, n° 174, avril-juin 1995, La
Documentation française
> Assemblée générale de l'ONU, Rapport spécial
sur la situation des droits de l'homme au Rwanda, 13 octobre 1994, AG/49/508,
S/1994/1157.
> Amnesty International,
Liste des rapports sur le Rwanda

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