|
|
|||||
Africa: Il conflitto
dei Grandi Laghi
|
Il primo conflitto dello Zaïre 1996-1997 :
|
||||
![]() |
Laurent-Désiré Kabila |
Per le operazioni militari, il Ruanda e l'Uganda fanno appello a L-D Kabila,
attivista che opera in clandestinità in Tanzania, oppositore di
lunga data del regime del presidente Mobutu.
- La ribellione dei Banyamulenge esplode il 13 ottobre 1996 nel Sud-Kivu, dove si impossessa di Uvira, base arretrata degli oppositori hutu al regime tutsi in carica nel Burundi. È appoggiata essenzialmente dalle truppe venute dal Ruanda, dall'Uganda e dal Burundi che, in principio, negano la loro implicazione nel conflitto.
Si uniscono alla guerriglia anche tutti gli oppositori di Mobutu. Forte di questi appoggi militari, essa si organizza in Alleanza delle forze democratiche per la liberazione dello Zaire (AFDL). L-D Kabila ne é nominato coordinatore dai tre alleati protettori.
- Tra il mese di ottobre e dicembre del 1996, l'AFDL inizia un'operazione
di forza, in seguito stigmatizzata dalla comunità internazionale:
il rastrellamento e lo smantellamento dei campi di profughi hutu, installati
vicino alla frontiera dal 1994.
- Alla fine di ottobre, l'esercito zairese in decadenza riconosce di non
controllare più i territori situati tra Goma, al nord, ed Uvira,
al sud del Kivu, occupati dall'AFDL così come dalle truppe ruandesi
ed ugandesi, considerate come i "invasori" dal capo di Stato
Maggiore dei FAZ (Forze armate zairesi).
- All'inizio del 1997, la guerra-lampo prosegue senza resistenza e si
espande a macchia di olio sulle altre province. I soldati zairesi, poco
o non pagati, disorganizzati, si ritirano non senza commettere dei saccheggi
e degli stupri sulle popolazioni locali.
- Nel febbraio 1997, il Consiglio di sicurezza dell'ONU chiede la fine
delle ostilità ed il ritiro di "tutte le forze esterne, mercenari
compresi." Ma, i ribelli avanzano velocemente. Occupano i due-terzi
del territorio e controllano le risorse minerarie: l'oro del Kivu e dell'Alto-Zaire,
i diamanti del Kasaï, il rame, il cobalto ed il manganese dello Shaba.
- Dopo parecchie settimane di trattative, sotto la mediazione degli Stati
Uniti e dell'Africa del sud, un faccia-a-faccia ha luogo tra Mobutu e
Kabila per tentare di trattare una transizione pacifica del potere. Questo
incontro conferma le divergenze totali tra i due uomini. Kabila rifiuta
un cessate il fuoco e dichiari di proseguire la sua marcia sulla capitale
Kinshasa.
- Il 17 ed il I8 maggio 1997, il presidente Mobutu parte per l'esilio
dopo 30 anni di potere e Laurent-Désiré Kabila si auto-proclama
presidente della Repubblica democratica del Congo, nuova denominazione
dello Zaire. I ribelli dell'AFDL entrano in Kinshasa, accusati di massacri
di Hutu durante loro avanzata vittoriosa.
La "prima guerra del Congo" ha fatto delle decine di migliaia
di morti.
Per saperne di più
> Pourtier Roland, Du Zaïre au Congo : un territoire en quête d'Etat, Afrique contemporaine, n° 183, juillet-septembre 1997, La Documentation française
Nell'ottobre 1996, oltre un milione di profughi ruandesi hutu è preso in tenaglia nei combattimenti che mirano a smantellare i loro campi situati nel Kivu. 600 000 di essi tentano di sfuggire ai combattimenti ritornando in Ruanda.
L'ONG Human Rights Watch testimonia questa catastrofe umanitaria: "In
certi campi, gli ex-FAR e le milizie si sono ritirati in fretta, talvolta
dopo avere resistito brevemente all'avanzata dell'AFDL. In novembre [1996],
la maggioranza della popolazione dei campi, - secondo le stime, forse
600 000 su 1,1 milione che i campi ospiterebbero dall'ottobre 1996 -,
sono rientrati in Ruanda. Molto di essi sono ritornati volontariamente,
ma altri, spaventati per la situazione in Ruanda, sono stati costretti
al ritorno dall'AFDL.
Parecchie migliaia di persone sarebbero morte nelle prime settimane degli
attacchi ai campi, prese nel mezzo dei tiri incrociati tra l'AFDL e gli
ex-FAR, le milizie ed i FAZ; uccise dalle ex autorità dei campi
per impedire il loro ritorno in Ruanda, o costrette ad accompagnare gli
ex-FAR ed i miliziani nella loro ritirata verso l'ovest; o uccise ancora
dai soldati dell'AFDL e dell'esercito patriottico ruandese (APR).
300 000 altri rifugiati si spingono nella foresta zairese
"Centinaia di migliaia di ruandesi sono fuggiti verso l'ovest, certi
in convogli relativamente organizzati, altri dispersi in piccoli gruppi.
Decine di migliaia di essi erano armati, altri erano dei civili non armati
di cui molte donne e bambini. Numerosi civili che sono fuggiti verso l'ovest
sono stati attaccati , alcuni di loro a più riprese, mentre erano
alla ricerca della sicurezza. In alcuni casi, gli ex-FAR e le milizie
hanno utilizzato i profughi come scudi umani, o talvolta li hanno feriti
o addirittura uccisi. Ma nella maggior parte dei casi, i massacri sono
stati chiaramente fatti dai soldati dell'AFDL e dai loro alleati stranieri.
Inoltre, migliaia di persone sono morte di fame o di malattia perché
le autorità zaïroises e dell'AFDL rifiutavano alle organizzazioni
umanitarie il diritto di entrare nelle zone sinistrate per fornire la
loro assistenza, o ancora perché le condizioni di sicurezza le
impedivano di fare il loro lavoro. Il personale umanitario ha testimoniato
che i soldati dell'AFDL li accompagnavano con il pretesto di facilitare
il loro lavoro ma che cercavano in realtà di scoprire dove i profughi
si nascondevano per ritornare in un secondo momento per eliminarli. (.)
Una stima controversa delle perdite umane
Secondo le cifre dell'Alto Commissariato per i profughi, circa 213 000
ruandesi non sono potuti essere censiti, o perché sono morti all'epoca
delle violenze, o perché si sono nascosti nelle foreste o perché
si sono mischiti alle popolazioni congolesi. Alcune controversie hanno
luogo sempre a proposito del numero esatto dei profughi che sono morti
nel periodo del conflitto, in seguito ai massacri, della malnutrizione,
o della malattia. Il governo di Kabila ha rifiutato in effetti, al personale
del Segretario generale delle Nazioni unite incaricato d'indagare, e ad
altre missioni diplomatiche od organizzazioni di difesa dei diritti dell'uomo,
ogni accesso ai siti per indagare sui massacri, così che è
stato impossibile effettuare una stima delle perdite."
Da diversi rapporti di Human Rights Watch :
> République démocratique du Congo : un cheminement incertain, décembre 1997, vol. 9, n°9 (A)
> Ce que Kabila dissimule : massacres de civils et impunité au Congo, octobre 1997, vol. 9, n°5 (A)
> Zaïre,
Transition, guerre et droits de l'homme, avril 1997, vol.9, n°2
(A)