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Africa: Il conflitto dei Grandi Laghi

Sommario

Introduzione

Un conflitto antico

La regionalizzazione del conflitto 1998-2003

La Repubblica democratica del Congo (RDC) tra pace e guerra 2003-2004

 

Punti di riferimento :


Cronologia

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Carta dei Grandi Laghi

Repubblica democratica del Congo

Rwanda

Uganda

Burundi

 

Il primo conflitto dello Zaïre 1996-1997 :
una conseguenza del genocidio ruandese


> La questione della nazionalità dei Banyamulenge del Sud-Kivu, in Zaïre
> L'appoggio del Ruanda e dell'Uganda ai ribelli zairesi
> La guerra-lampo : L-D Kabila rovescia il presidente Mobutu
> La "pulizia" contrastata dei campi di rifugiati hutu in Zaire

Il conflitto inizia nel Kivu nel 1996 con una ribellione dei Banyamulenge (Zairesi tutsi d'origine ruandese installati nel Kivu, nella parte orientale dello Zaire) la cui nazionalità, rimessa in discussione dal governo zairese, rappresenta una delle più importanti cause del conflitto.

La questione della nazionalità dei Banyamulenge del Sud-Kivu, Zaïre

Il loro statuto dipende dal periodo e dalla loro modalità della loro installazione nel Kivu.

"La questione dell'identità è primaria, soprattutto da quando è diventata inseparabile da quella del territorio. (.) Una rappresentazione semplificatrice oppone gli autoctoni che si avvalgono dei diritti consuetudinari che conferiscono l'anteriorità, particolarmente i diritti fondiari, agli stranieri [Tutsi e Hutu] generati da ondate successive di immigrazione (.). La legislazione zairese, al posto di semplificarla, ha complicato a meraviglia [questa]questione della nazionalità escludendo dalla legge comune gli originari del Ruanda-Urundi stabiliti nel Kivu."
Il 1972 ed il 1981 hanno segnato delle tappe nell'evoluzione di questo statuto.
Nel 1994, in seguito al genocidio ruandese e del capovolgimento del regime hutu in Ruanda, la pressione demografica dovuta all'ondata di 1 200 000 profughi ruandesi, hutu per la maggior parte, verso il Kivu complica la coabitazione tra autoctoni zairesi e Banyarwanda (Zairesi hutu e tutsi originari del Ruanda) impiantati da lunga data nel Kivu. Il genocidio inasprisce anche le relazioni tra i Banyarwanda hutu ed i tutsi stessi.

Un ostilità anti-tutsi si installa nello Zaire che incita anche il regime mobutista a rimettere in causa la loro acquisita nazionalità zairese, compresi i Banyamulenge, installati da lungo tempo.
"Il 28 aprile 1995, il parlamento zairese adotta difatti, una serie di risoluzioni destinate ad assimilare tutti gli Zairesi di origine ruandese, compresi i Banyamulenge, ai profughi e, di conseguenza, a riservare loro lo stesso trattamento. Poiché le risoluzioni lasciano intendere che i Banyamulenge, Zairesi tutsi di origine ruandese, hanno acquistato la nazionalità zairese in modo fraudolento esse fanno appello alla loro espulsione, all'annullamento dei contratti di proprietà ed al divieto delle loro associazioni."
I Banyamulenge si sentono minacciati dalla istituzione di queste misure, pretesto per prendere le armi e a far scoppiare una ribellione contro il governo zairese il 13 ottobre 1996 nel Kivu che si ritrova nel cuore dei combattimenti.

Da: Pourtier Roland, La Guerra dei Grandi Laghi, Cahiers français, n°290, mars-avril 1999, La Documentation française.

Per saperne di più

> Rusamira Etienne, La dynamique des conflits ethniques au Nord-Kivu : une réflexion prospective, Afrique contemporaine, n° spécial automne 2003, La Documentation française

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L'appoggio del Ruanda e dell'Uganda ai ribelli zairesi

Nel 1996, quattro diversi scontri armati infuriano nel Kivu che serve come base arretrata alle guerriglia dei paesi vicini.
Essi oppongono:
- le forze armate ruandesi ( a dominanza tutsi) agli ex genocidari hutu,;
- le forze armate burundesi (a dominanza tutsi) ai suoi avversari estremisti hutu;
- il governo ugandese a due differenti gruppi ribelli;
- un certo numero di organizzazioni ribelli al governo zairesi.

I due commilitoni, il generale ed il dirigente del Fronte patriottico ruandese (FPR, partito tutsi al potere dal luglio del 1994) Paul Kagamé ed il presidente ugandese Yoweri Museveni colgono l'opportunità di questa ribellione e la sostengono militarmente per fare penetrare le loro truppe in Kivu. In effetti, essi preparano il conflitto da parecchi mesi, con la partecipazione del Burundi, per diversi motivi.
Fanno valere essenzialmente il carattere di sicurezza del loro impegno verso i loro fratelli tutsi Banyamulenge: "pulire" i campi dei profughi hutu, insediati vicino alla zona di frontiera dal 1994 nel Kivu, che minacciano la loro tranquillità dunque quella del nuovo ordine politico tutsi ruandese. Difatti, si infiltrano nei campi i responsabile del genocidio del 1994:
- gli Hutus estremisti delle ex-forze armate ruandesi (FAR),
- gli Interahamwe appoggiati dalle Forze armate zairesi (FAZ) che oltrepassano la frontiera per effettuare delle incursioni omicide sul territorio ruandese).
Oltre alle preoccupazioni di sicurezza del Ruanda e dell'Uganda, ci sono anche delle ambizioni politiche ed economiche che sottintendono il loro impegno verso i Banyamulenge che si inscrivono in una strategia globale: rovesciare il regime mobutista, arrogarsi un controllo politico sull'est del paese e trarre profitto dalle ricchezze naturali della regione.


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La guerra-lampo : Laurent-Désiré Kabila rovescia il presidente Mobutu

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Laurent-Désiré Kabila
© un.int


Per le operazioni militari, il Ruanda e l'Uganda fanno appello a L-D Kabila, attivista che opera in clandestinità in Tanzania, oppositore di lunga data del regime del presidente Mobutu.

- La ribellione dei Banyamulenge esplode il 13 ottobre 1996 nel Sud-Kivu, dove si impossessa di Uvira, base arretrata degli oppositori hutu al regime tutsi in carica nel Burundi. È appoggiata essenzialmente dalle truppe venute dal Ruanda, dall'Uganda e dal Burundi che, in principio, negano la loro implicazione nel conflitto.

Si uniscono alla guerriglia anche tutti gli oppositori di Mobutu. Forte di questi appoggi militari, essa si organizza in Alleanza delle forze democratiche per la liberazione dello Zaire (AFDL). L-D Kabila ne é nominato coordinatore dai tre alleati protettori.

- Tra il mese di ottobre e dicembre del 1996, l'AFDL inizia un'operazione di forza, in seguito stigmatizzata dalla comunità internazionale: il rastrellamento e lo smantellamento dei campi di profughi hutu, installati vicino alla frontiera dal 1994.
- Alla fine di ottobre, l'esercito zairese in decadenza riconosce di non controllare più i territori situati tra Goma, al nord, ed Uvira, al sud del Kivu, occupati dall'AFDL così come dalle truppe ruandesi ed ugandesi, considerate come i "invasori" dal capo di Stato Maggiore dei FAZ (Forze armate zairesi).
- All'inizio del 1997, la guerra-lampo prosegue senza resistenza e si espande a macchia di olio sulle altre province. I soldati zairesi, poco o non pagati, disorganizzati, si ritirano non senza commettere dei saccheggi e degli stupri sulle popolazioni locali.
- Nel febbraio 1997, il Consiglio di sicurezza dell'ONU chiede la fine delle ostilità ed il ritiro di "tutte le forze esterne, mercenari compresi." Ma, i ribelli avanzano velocemente. Occupano i due-terzi del territorio e controllano le risorse minerarie: l'oro del Kivu e dell'Alto-Zaire, i diamanti del Kasaï, il rame, il cobalto ed il manganese dello Shaba.
- Dopo parecchie settimane di trattative, sotto la mediazione degli Stati Uniti e dell'Africa del sud, un faccia-a-faccia ha luogo tra Mobutu e Kabila per tentare di trattare una transizione pacifica del potere. Questo incontro conferma le divergenze totali tra i due uomini. Kabila rifiuta un cessate il fuoco e dichiari di proseguire la sua marcia sulla capitale Kinshasa.
- Il 17 ed il I8 maggio 1997, il presidente Mobutu parte per l'esilio dopo 30 anni di potere e Laurent-Désiré Kabila si auto-proclama presidente della Repubblica democratica del Congo, nuova denominazione dello Zaire. I ribelli dell'AFDL entrano in Kinshasa, accusati di massacri di Hutu durante loro avanzata vittoriosa.

La "prima guerra del Congo" ha fatto delle decine di migliaia di morti.

Per saperne di più

> Pourtier Roland, Du Zaïre au Congo : un territoire en quête d'Etat, Afrique contemporaine, n° 183, juillet-septembre 1997, La Documentation française

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La "pulizia" contrastata dei campi di profughi hutu ruandesi da parte dell'AFDL (Alleanza delle forze democratiche per la liberazione dello Zaire)

Nell'ottobre 1996, oltre un milione di profughi ruandesi hutu è preso in tenaglia nei combattimenti che mirano a smantellare i loro campi situati nel Kivu. 600 000 di essi tentano di sfuggire ai combattimenti ritornando in Ruanda.

L'ONG Human Rights Watch testimonia questa catastrofe umanitaria: "In certi campi, gli ex-FAR e le milizie si sono ritirati in fretta, talvolta dopo avere resistito brevemente all'avanzata dell'AFDL. In novembre [1996], la maggioranza della popolazione dei campi, - secondo le stime, forse 600 000 su 1,1 milione che i campi ospiterebbero dall'ottobre 1996 -, sono rientrati in Ruanda. Molto di essi sono ritornati volontariamente, ma altri, spaventati per la situazione in Ruanda, sono stati costretti al ritorno dall'AFDL.
Parecchie migliaia di persone sarebbero morte nelle prime settimane degli attacchi ai campi, prese nel mezzo dei tiri incrociati tra l'AFDL e gli ex-FAR, le milizie ed i FAZ; uccise dalle ex autorità dei campi per impedire il loro ritorno in Ruanda, o costrette ad accompagnare gli ex-FAR ed i miliziani nella loro ritirata verso l'ovest; o uccise ancora dai soldati dell'AFDL e dell'esercito patriottico ruandese (APR).

300 000 altri rifugiati si spingono nella foresta zairese

"Centinaia di migliaia di ruandesi sono fuggiti verso l'ovest, certi in convogli relativamente organizzati, altri dispersi in piccoli gruppi. Decine di migliaia di essi erano armati, altri erano dei civili non armati di cui molte donne e bambini. Numerosi civili che sono fuggiti verso l'ovest sono stati attaccati , alcuni di loro a più riprese, mentre erano alla ricerca della sicurezza. In alcuni casi, gli ex-FAR e le milizie hanno utilizzato i profughi come scudi umani, o talvolta li hanno feriti o addirittura uccisi. Ma nella maggior parte dei casi, i massacri sono stati chiaramente fatti dai soldati dell'AFDL e dai loro alleati stranieri.
Inoltre, migliaia di persone sono morte di fame o di malattia perché le autorità zaïroises e dell'AFDL rifiutavano alle organizzazioni umanitarie il diritto di entrare nelle zone sinistrate per fornire la loro assistenza, o ancora perché le condizioni di sicurezza le impedivano di fare il loro lavoro. Il personale umanitario ha testimoniato che i soldati dell'AFDL li accompagnavano con il pretesto di facilitare il loro lavoro ma che cercavano in realtà di scoprire dove i profughi si nascondevano per ritornare in un secondo momento per eliminarli. (.)

Una stima controversa delle perdite umane

Secondo le cifre dell'Alto Commissariato per i profughi, circa 213 000 ruandesi non sono potuti essere censiti, o perché sono morti all'epoca delle violenze, o perché si sono nascosti nelle foreste o perché si sono mischiti alle popolazioni congolesi. Alcune controversie hanno luogo sempre a proposito del numero esatto dei profughi che sono morti nel periodo del conflitto, in seguito ai massacri, della malnutrizione, o della malattia. Il governo di Kabila ha rifiutato in effetti, al personale del Segretario generale delle Nazioni unite incaricato d'indagare, e ad altre missioni diplomatiche od organizzazioni di difesa dei diritti dell'uomo, ogni accesso ai siti per indagare sui massacri, così che è stato impossibile effettuare una stima delle perdite."

Da diversi rapporti di Human Rights Watch :

> République démocratique du Congo : un cheminement incertain, décembre 1997, vol. 9, n°9 (A)

> Ce que Kabila dissimule : massacres de civils et impunité au Congo, octobre 1997, vol. 9, n°5 (A)

> Zaïre, Transition, guerre et droits de l'homme, avril 1997, vol.9, n°2 (A)

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