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Africa: Il conflitto dei Grandi Laghi

Sommario

Introduzione

Un conflitto antico

La regionalizzazione del conflitto 1998-2003

La Repubblica democratica del Congo (RDC) tra pace e guerra 2003-2004

 

Punti di riferimento :


Cronologia

Glossario

Siti Internet

Carta dell'Africa

Carta dei Grandi Laghi

Repubblica democratica del Congo

Rwanda

Uganda

Burundi

 

Il saccheggio delle risorse naturali della RDC


> Antiche pratiche illecite
> Creazione di un'economia di guerra
> Un saccheggio organizzato
> Il commerio delle armi finanziato dal saccheggio
> Parchi nazionali distrutti

 

Antiche pratiche illecite

fiume Congo
Fiume Congo

La Repubblica democratica del Congo é dotata, dal nord-est al sud-est del paese,di una rara abbondanza di risorse minerarie (coltan, diamanti, oro, rame, cobalto, zinco, manganese...), di risorse forestali e di fauna (gorilli, okapi...) molto ricche e di vasti suoli fertili adatti all'agricoltura (caffé, tabacco, thé...).

Da molto tempo, molto prima del conflitto del 1998, tali ricchezze naturali hanno fatto l'oggetto di baratto, di contrabbando e di traffico che arricchisce la classe dirigente dell'ex-Zaire. Hanno sempre inasprito le avidità dei paesi vicini alla RDC, in particolare il Ruanda e l'Uganda. Esse spiegano l'occupazione, tra il 1996 ed il 2002, da parte delle truppe ruandesi e ugandesi delle province orientali del paese, così come le lotte fratricide tra il Ruanda e l' Uganda sul suolo congolese.

"La storia della Repubblica democratica del Congo è solo il lungo seguito di depredazioni che hanno avuto come obbiettivo le sue ricchezze naturali e il suo capitale umano, qualunque sia stato il regime politico o il governo in carica. Questo sfruttamento, spesso sostenuto dalla forza brutale, aveva per scopo l'arricchimento di alcuni. Mentre le preziose risorse del paese erano saccheggiate o andavano in rovina, un'economia informale fatta di baratto, di contrabbando e di traffico di materie prime, si è messa a prosperare fino a diventare l'unico mezzo di sussistenza della più grande parte della popolazione. Questa economia ha rinforzato i legami etnici e di clan e le strutture coloniali tra le province del Kivu e gli Stati vicini, come il Burundi e il Ruanda, o il Kenya, l'Uganda e la Tanzania. Analoghe reti di scambi informali uniscono strettamente la provincia del Katanga allo Zambia ed all'Angola.
E' così che un paese vantato per l'abbondanza delle sue ricchezze naturali si è ritrovato all'inizio degli anni 90 nella lista degli Stati più poveri e più indebitati."

Lo sfruttamento illegale delle risorse del paese da parte degli gli stranieri, con la partecipazione dei congolesi, é iniziato con il primo conflitto nel 1996. A mano a mano che l'avanzata dei ribelli dell'Alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo-Zaire (AFDL) progrediva nella regione orientale e nel sud-est dello Zaire, appoggiate dagli eserciti ruandesi e ugandesi, il loro capo Laurent-Désiré Kabila, ha firmato dei contratti con un certo numero di società straniere.
E' l'inizio nel mettere le mani, da parte dei Ruandesi ed Ugandesi, sulle risorse naturali delle zone che essi controllano

 

> Le risorse minerarie della Repubblica democratica del Congo (RDC)

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Creazione di "un'economia di guerra"


In seguito, alcuni mercati lucrativi e delle concessioni minerarie sono regolati con l'Angola, la Namibia e lo Zimbabwe che, in cambio, forniscono alla RDC nel 1998 un appoggio militare nel conflitto. A secondo dei combattimenti e dell'avanzata delle truppe che si allarga e penetra in profonditàverso le province dell'Equatore, del Kasaï e del Katanga, i belligeranti si dividono il territorio e lo sfruttamento delle sue ricchezze naturali: oro diamante, rame etc…In due fasi, passano del saccheggio sistematico ad uno stadio metodico ed intensivo di sfruttamento. Creano "economia di guerra" che si autofinanzia.

Prima fase: tra il 1998 ed il 1999, per finanziare il conflitto, le zone occupate sono sistematicamente spogliate di tutte le loro scorte
"Le scorte di minerali, di caffè, di legname, il bestiame ed i fondi che si trovavano nei territori conquistati dagli eserciti del Burundi, dell'Uganda e del Ruanda vengono sequestrati per essere trasferiti in questi paesi, vale a dire esportati sui mercati internazionali da parte dei cittadini di questi paesi, militari o civili (...) Qualunque sia la nazionalità del saccheggiatore il metodo é sempre lo stesso: truppe burundesi, ugandesi, ruandesi o soldati della RDC, comandati da un ufficiale, visitano le fattorie, fabbriche e banche, facendosi aprire porte o cassaforti dalla direzione. In seguito viene dato ordine ai soldati di caricare i prodotti ed i beni sui veicoli dell'esercito."

Seconda fase: una volta esaurite le scorte di risorse , i congolesi, civili e militari, e gli stranieri (soprattutto ruandesi, ugandesi, Zimbabweni alleati di Kabila) passano ad una fase attiva di estrazione e di sfruttamento diretto ed illegale delle risorse.
Per esempio, nel settore minerario, "l'estrazione diretta era praticata in tre modi, e cioè: dai soldati per proprio conto personale ; dai paesani regolati dai comandanti ruandesi ed ugandesi; dagli stranieri per conto dell'esercito o dei comandanti."
Allo stesso tempo, i saccheggiatori si dedicano allo sfruttamento illegale del sistema commerciale. In certi casi, le forze ruandesi ed ugandesi ed i ribelli congolesi hanno costretto le imprese locali e certe imprese straniere a chiudere. I metodi utilizzati variavano, andavano dal saccheggio alle molestie dei proprietari; l'obiettivo finale era di ottenere il controllo del commercio locale, pervenendo all'esercizio di un controllo senza precedente dell'economia nelle regioni orientali e del nord-est del Congo."

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Un saccheggio organizzato

Dagli accordi di Pretoria del luglio 2002 tra la RDC e il Ruanda e gli accordi di Luanda del settembre 2002 tra la RDC e l'Uganda, le truppe straniere si sono ritirate progressivamente ma hanno lasciato il posto vuoto ad una proliferazione di gruppi armati congolesi.
"Il saccheggio che era prima fatto dagli eserciti, viene sostituito dai sistemi organizzati di sottrazione di fondi, di frode fiscale, di estorsioni di fondi, di concessione di opzioni di acquisto di azioni in cambio di bustarelle e di deviazioni di fondi pubblici sotto la direzione di gruppi assimilabili alle organizzazioni criminali, (.) qualificate come reti di élite (.) composte da un piccolo nucleo di dirigenti politici e militari, di uomini di affari (.), di certi capi ribelli ed amministratori."
Attualmente, lo sfruttamento illegale delle risorse prosegue malgrado il ritiro delle truppe straniere. Tramite reti strutturate e per guerriglie interposte, il Ruanda e l'Uganda conservano il controllo delle ricchezze naturali dell'est della RDC. Questo saccheggio sapientemente mantenuto rappresenta una manna per il traffico di armi nella regione.

Secondo i rapporti dei gruppi di esperti al Consiglio di sicurezza dell'ONU sullo sfruttamento illegale delle risorse naturali nella RDC.

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Il commercio delle armi finanziato dal saccheggio delle risorse

Con la risoluzione 1493 del 28 luglio 2003 da parte del Coniglio di sicurezza dell'ONU viene imposto un embargo di 12 mesi sulle armi:

«Tutti gli Stati, compresa la RDC, sono tenuti ad impedire la fornitura, la vendita o il trasferimento diretto o indiretto di armi e di ogni materiale connesso, così come la fornitura di ogni assistenza, di consiglio e di formazione che si collegano alle attività militari, a tutti i gruppi armati ed alle milizie strniere e congolesi che operano nel Nord e Sud-Kivu e l'Ituri, e ai gruppi che non fanno parte dell'Accordo globale e inclusivo sulla transizione nella RDC».

Malgado quest'embargo, prolungato fino al 31 luglio 2005 dalla risoluzione 1552 del 27 luglio 2004, lo sfruttamento illecito delle risorse naturali continua a finanziare i traffici d'armi, difficili da sorvegliare
In effetti, la porosità, la permeabilità e la permissività delle frontiere orientali della RDC - che condivide 9000 km di frontiera con nove paesi vicini - sono altrettanti ostacoli alla sorveglianza dei movimenti di armi e di altri prodotti illeciti nel paese come i fornitori che siano mercanti di armi o dei governi stranieri.

"Il governo di transizione esercita poco o nessuna autorità su alcune vaste superfici della sua frontiera orientale. In Ituri, per esempio, il commercio transfrontaliere è controllato dai gruppi armati che ne traggono benefici sostanziali tanto dal punto di vista delle tasse che dalla facilità di accesso ai prodotti, leciti ed illeciti, provenienti dall'estero. Controllare le frontiere riveste anche un grande importanza strategica perché ciò permette di battere velocemente in ritirata nei paesi vicini in caso di bisogno."
La violazione generalizzata dell'embargo sulle armi mette in causa sia il governo congolese che il Ruanda e l'Uganda . Il traffico continua a mantenere i microconflitti nell'est del paese che rappresentano una minaccia permanente di destabilizzazione per il governo di transizione.

Fonte : Rapporto del gruppo di esperti sull'applicazione dell'embargo sulle armi, 15 luglio 2004, Consiglio di sicurezza dell'ONU. La pubblicazione di un altro rapporto é previsto per dicembre 2004.

Per saperne di più

> I quattro rapporti dei gruppi di esperti incaricati dal Consiglio di sicurezza dell'ONU sul saccheggio delle risorse naturali della RDC :

--- 23 octobre 2003 : Nouveau Rapport du Groupe d'experts sur l'exploitation illégales des ressources naturelles et autres richesses de la RDC

--- 16 octobre 2002 : Rapport final au Conseil de sécurité de l'ONU du Groupe d'experts sur l'exploitation illégale des ressources naturelles et autres formes de richesses de la RDC, 16 octobre 2002

--- 22 mai 2002 : Rapport intérimaire du Groupe d'experts sur l'exploitation illégale des ressources naturelles et autres richesses de la RDC

--- 12 avril 2001 : Rapport du Groupe d'experts sur l'exploitation illégale des ressources naturelles et autres richesses de la République démocratique du Congo
- et 13 novembre 2001 : Additif au rapport ci-dessus

> Martineau Patrick, Groupe de recherches sur les activités minières en Afrique (Grama), Enquête sur la route commerciale du coltan congolais mai 2003, Faculté de sciences politique et de droit de l'Université du Québec à Montréal

> Amnesty International, Le commerce du diamant dans les régions de la RDC tenues par le gouvernement, octobre 2002

> Giraudon Robert, Le Zaïre, un scandale géologique ? Afrique contemporaine n°183, juillet-septembre 1997, La Documentation française

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Parchi nazionali distrutti

Situata da una parte all'altra dell'equatore, la RDC possiede una delle più ricche biodiversità del pianeta a causa della sua posizione geografica. Secondo l'Istituto congolese per la conservazione della natura (ICCN), «la biodiversità della RDC é caratterizzata da 11.000 specie di piante, 409 specie di mmmiferi, 1086 specie di uccelli, 1069 specie di pesci, 152 specie di serpenti.» La fauna racchiude delle specie uniche e rare, per esempio lo scimpanzé nano o Bonobo, il gorilla delle montagne, il rinoceronte bianco del nord, l'okapi.
Sugli otto parchi esistenti nella RDC e classificati come patrimonio mondiale dell'UNESCO, cinque si trovano nell'est del paese. Questi ultimi sono stati inscritti progressivamente sulla lista del patrimonio mondiale in pericolo :
- Parca nazionale dei Virunga en 1994
- Parco nazionale della Garamba nel 1996
- Parco nazionale di Kahuzi-Biega nel 1997
- Riserva faunistica degli okapi nel 1997
- Parco nazionale della Salonga nek 1999
Sfortunatamente, gli estesi danni ecologici, conseguenti al conflitto armato e allo sfruttamento illegale delle risorse, su questo ambiente eccezionale sono considerevoli.

"La combinazione delle attività di sfruttamento e del proseguimento del conflitto ha, di fatto, eliminato ogni controllo amministrativo sui parchi che porta ad una militarizzazione di numerosi di essi, particolarmente delle riserve di Virunga, di Kahuzi-Biega e di Okapi. Questi parchi occupano una posizione strategica lungo la frontiera orientale del RDC, e sono utilizzati regolarmente come punto di passaggio per le forze armate per penetrare nell'est del Congo."
Sono anche il luogo dei violenti combattimenti tra le forze ribelli locali ed i gruppi armati che occupano quasi continuamente una parte di questi parchi. Si dedicano regolarmente alle attività di bracconnaggio di elefanti per il commercio dell'avorio, di selvaggina e di specie rare, e saccheggiano le risorse forestali. "I modelli migratori di numerose specie selvagge sono state considerevolmente modificate e ciò crea dei problemi duraturi per quanto riguarda il ripopolamento di certe zone dei parchi o del mantenimento dell'equilibrio demografico in altri."
Le popolazioni locali si installano, o si reinstallano, anche nei parchi per assicurare la loro sussistenza grazie alla pesca, al bracconnaggio e praticano un abbattimento intensivo degli alberi.

Fonte : Groupe d'experts mandaté par le Conseil de sécurité de l'ONU, Rapport intérimaire sur l'exploitation illégale des ressources naturelles et autres richesses de la RDC, 22 mai 2002

Per saperne di più

> L'intervention de l'Unesco dans la protection des sites congolais

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