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Africa: Il conflitto dei Grandi Laghi

Sommario

Introduzione

Un conflitto antico

La regionalizzazione del conflitto 1998-2003

La Repubblica democratica del Congo (RDC) tra pace e guerra 2003-2004

 

Punti di riferimento :


Cronologia

Glossario

Siti Internet

Carta dell'Africa

Carta dei Grandi Laghi

Repubblica democratica del Congo

Rwanda

Uganda

Burundi

 

Sette paesi africani in guerra sul territorio della Repubblica democratica del Congo (RDC)

 

> Una guerra africana senza precedenti
> L'intervento dell'ONU nella Repubblica democratica del Congo

 

Une guerra africana senza precedenti

carta africa
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Dal 1998, il conflitto ha fatto oltre 3 milioni di vittime. Sono implicati sette paesi africani: la Repubblica democratica del Congo (RDC), lo Zimbabwe, l'Angola e la Namibia da un lato, il Rwanda, l'Uganda ed il Burundi dall'altro.

> Le forze presenti

Con lo scoppio del secondo conflitto nell'ex-Zaire, il Kivu è di nuovo il punto di partenza delle ostilità in un conflitto di un'estrema complessità segnata dall'atomizzazione dei gruppi ribelli concentrati nell'est della RDC (congolesi, ruandesi, ugandesi, burundesi), alleati o rivali secondo la loro appartenenza etnica ed i loro interessi del momento, per l'entrata in lizza di paesi africani alleati a L-D Kabila, per le alleanze e matrimoni con persone socialmente inferiori tra belligeranti di ogni parte, congolesi e stranieri, e per gli obbiettivi economici della RDC e dei suoi vicini.
Nel luglio del 1998, L-D Kabila destituisce i suoi ministri di origine tutsi e decreta l'espulsione delle truppe ruandesi stazionate nella RDC dal 1997.
L'alleanza con i suoi vecchi compagni di armi si rompe allora definitivamente.
Il 2 agosto 1998, una nuova ribellione di soldati banyamulenge, delusi dal nuovo regime, esplode nel Kivu, questa volta insorge contro Kabila che avevano portato al potere nel maggio 1997.
È appoggiata dal Ruanda, l'Uganda e, ad un grado inferiore, dal Burundi. Questi paesi afferrano l'occasione del malcontento dei congolesi tutsi di origine ruandese per realizzare i loro obiettivi.
La ribellione degenera subito in una guerra senza precedente in Africa.

Sette paesi africani sono coinvolti nei combattimenti e due coalizioni si affrontano sul territorio congolese:

- da un lato, le truppe governative di Kabila, le milizie ruandesi Interahamwe e le ex-forze armate ruandesi (ex-FAR), le milizie tribali congolesi Maï-Maï, appoggiate dall'Angola, la Namibia, lo Zimbabwe, ed il Ciad che si ritira prestissimo,
- dall'altro lato, alcune fazioni ribelli congolesi, rivali tra di loro, appoggiate di volta in volta, a secondo dei loro interessi, dal Ruanda, l'Uganda ed il Burundi.

Dall'agosto del 1998, hanno luogo dei combattimenti accaniti non solo nella provincia del Kivu, ma si allargano anche dal nord-est al sud-est e all'interno della RDC. I ribelli dell'Assembramento congolese per la democrazia (RCD) prendono Kisangani, la terza città del paese, ma falliscono nel tentativo di entrare a Kinshasa. Le posizioni dei belligeranti allora si coagulano , portando ad un inizio di spartizione del paese: il Nord e Sud-Kivu, alcune zone del Maniema, del Katanga e della Provincia orientale cadono sotto l'autorità militare, politica ed amministrativa della RCD appoggiata dal Ruanda e l'Uganda; l'ovest del paese resta militarmente sotto il controllo del governo di L-D Kabila appoggiato dai suoi alleati.
Dopo la creazione di un nuovo movimento ribelle nella provincia dell'Equatore, il Movimento per la liberazione del Congo (MLC) appoggiato dall'Uganda e la scissione del RCD in due tendenze, i ribelli consolidano la spartizione del paese e si dividono il nord, l'est ed il sud-est della RDC, il governo non controlla più che la metà occidentale.
Malgrado l'inizio del processo di pace segnata dall'accordo di cessate il fuoco firmato nel luglio 1999 a Lusaka tra i sette paesi implicati ed i ribelli del MLC e dei due RCD, i combattimenti proseguono e l'imbroglio politico-militare si complica di più col capovolgimento di alleanza tra il Ruanda e l' Uganda. La conquista di Kisangani, capoluogo della Provincia orientale ed importante centro commerciale dei diamanti, diventa il simbolo e la posta in gioco dei loro violenti scontri in tre riprese: agosto 1999, maggio-giugno 2000, giugno 2002.

Grazie all'intervento della Missione delle Nazioni unite in Repubblica democratica del Congo (MONUC) ed agli accordi bilaterali firmati tra RDC-Ruanda e RDC-Uganda, le truppe straniere si ritirano ufficialmente dal suolo congolese alla fine del 2002, mettendo un termine alla guerra regionale propriamente detta.
Ma, pertanto i combattimenti non cessano ed il conflitto cambia natura.
Difatti, il Ruanda e l'Uganda, decisi a conservare il controllo sulle ricchezze naturali della RDC sotto la scusa di mettere al sicuro le loro frontiere contro alcuni ribelli (tra essi, alcuni gruppi armati hutu) provenienti dalla RDC, continuano ad affrontarsi tramite interposte milizie congolesi che armano secondo il gradimento dei loro interessi ed attizzano i loro dissensi interetnici. Il conflitto dunque si riconcentra intorno alle relazioni tumultuose della RDC coi suoi vicini ruandesi ed ugandesi . Le violenze persistono tra i ribelli sostenuti dal Ruanda e dall'Uganda malgrado la fine ufficiale del conflitto, con gli stessi effetti omicidi per la popolazione, particolarmente nell'Ituri e nel Kivu, e destabilizzatori per l'Africa dei Grandi Laghi.


Per saperne di più

> GRIP, Nasibu Bilali Charles, Qui arme les Maï-Maï ? Enquête sur une situation originale , mai 2004

> Pr. Mararo Stanislas, Le dilemme du Kivu, Université d'Anvers (Belgique), juin 2003, 10 p.

> Human Rights Watch, Crimes de guerre à Kisangani, août 2002, vol.14, n°6 (G),

> Dossier de Radio France Internationale, Afrique centrale : dix ans de guerre (couvre la période 1990-2000)

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L'intervento delle Nazioni unite nella Repubblica democratica del Congo : la MONUC

La Missione delle Nazioni unite nella Repubblica democratica del Congo (MONUC) é stata creata il 30 novembre 1999 per sorvegliare l'applicazione dell'accordo di tregua segnato il 10 luglio 1999 a Lusaka (Zambia) dai sette Stati implicati nel conflitto. Nel novembre 2004, conta circa 17 000 caschi blu dispiegati nell'est della RDC. Per il periodo dal 1° luglio 2003 al 30 giugno del 2004, la MONUC ha beneficiato di un budget per un totale di 608,23 milioni di dollari americani, il più elevato di tutte le missioni per il mantenimento della pace nel mondo.

soldati monuc
Soldati della MONUC a Bunia, 2003
© ONU


• La risoluzione 1279 del 30 novembre 1999 decide che il personale autorizzato preliminarmente costituirà la MONUC (Missione delle Nazioni unite nella Repubblica democratica del Congo).

• La risoluzione 1399 del 19 marzo 2002 condanna la ripresa dei combattimenti nella sacca di Moliro e ricorda al RCD-Goma e a tutte le altre fazioni di eseguire gli obblighi secondo l'accordo di tregua, del piano di disimpegno e delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza.

• La risoluzione 1493 del 28 luglio 2003 autorizza l'aumento dell'effettivo militare della MONUC fino a 10 800 militari e gli affida un nuovo mandato che l'autorizza ad usare la forza nell'Ituri e nel Kivu per proteggere i civili e per assicurare il corridoio umanitario alle istituzioni umanitarie. Decide un embargo sulla fornitura di armi e di tutto materiale o assistenza ai gruppi armati operanti nel Nord ed il Sud-Kivu ed in Ituri.

• La résolution 1596 del 18 aprile 2005 estende l'embargo sulle armi a tutta la Repubblica democratica del Congo.

Per saperne di più

> Lista delle risoluzioni commentate riguardanti la MONUC

> Lista delle risoluzioni e rapporti riguardanti la MONUC

 

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