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LA STORIA DELL'APPLICAZIONE DELLA PENA DI MORTE

 

Migliaia di opuscoli, spesso voluminosi, centinaia di opere, talvolta sapiente sono state dedicate alla pena di morte da oltre duecento anni. Sostenitori ed avversari si affrontano, tanto ul piano intellettuale che giuridico: nazioni sempre più numerose hanno abolito la pena di morte dalla loro giurisdizione; altre l'hanno mantenuta ed altre ancora, dopo averla soppressa, l'hanno ristabilita.

Quale è stata nel mondo e particolarmente nel nostro mondo occidentale, la lunga storia della pena di morte? Quali crimini ha sancito? Perché e come é sparita in certe legislazioni?

La pena di morte (pena esemplare per eccellenza) mirava « all'esclusione definitiva, dalla società, d'individui riconosciuti incorreggibili e pericolosi». L'evoluzione ha seguito pressappoco le stesse tendenze e le stesse tappe ma non in tutti i tempi e luoghi.

 

L'ANTICHITÀ.


Gli egiziani.


In questa società dominata dai preti, viene punita con la morte ogni offesa fatta alla divinità (sacrilegio, omicidio di animali sacri, magia), la mancata osservanza dell'ordine economico del faraone, l'attentato all'ordine sociale e familiare, il parricidio così come la donna adultera...
In seguito la repressione aumentò (epoca dei Ptolémées) almeno nel campo economico in periodo di crisi.
In base ai codici, la pena di morte poteva essere applicata in certi casi senza processo, in virtù del diritto di vendetta.

Gli ebrei.


Agli inizi, il patriarca esercitava il diritto di vita e di morte sui membri del clan.
Quando l'unità nazionale si fu cementata, il potere centrale (i "vecchi") impose a poco a poco il riscatto della vendetta privata, ordinando alla famiglia della vittima l'accettazione di un'indennità. Ma non nel caso dell'omicidio: «Non accetterete il riscatto per la vita di un assassino, perché deve essere punito con la morte» (Numero XXXV 31). Questa condanna a morte deve essere eseguita sotto il controllo della giustizia.
Contrariamente ai diritti egiziani e babilonesi, il vecchio Testamento non sancisce, per la pena capitale, né gli attentati alla proprietà né i reati economici.
Oltre il caso dell'omicidio, la morte è pronunciata essenzialmente per motivi religiosi o infrazioni concernente l'ordine familiare.

 

I greci.


Non esiste il diritto greco ma dei diritti particolari per ogni città: i progressi della legislazione concernente la pena capitale sono più o meno lenti secondo l'evoluzione socio-politica di ciascuna di esse.
Per quanto riguarda il diritto ateniese, è condannato a morte il tradimento, così come il tentativo di colpo di stato o ancora l'empietà (esempio: il processo di Socrate).
Parimenti ad Atene, si fa la distinzione tra l'omicidio volontario ed involontario, solo il primo è sancito con la morte: creazione di tribunali differenti (l'Areopago ed il Palladio).
I diversi diritti greci (ivi compreso quello di Atene) dispongono infine di una gamma molto vasta di supplizi destinati a rendere la morte ancora più spaventosa: la cicuta, la spada (reato militare), lo strangolamento, il «picchiare» , il rogo, la lapidazione l'annegamento). I più meschini malfattori sono legati ad un palo e colpiti a colpi di bastone, o li si lasciava morire, fissati con cinque chiodi ad un palo innalzato sul suolo: non siamo lontano dalla crocifissione come a Roma.

I Romani


Nella Roma primitiva, la messa a morte é considerata come un atto religioso: esecuzione con l'ascia, flagellazione (= riti)
Tre tratti significativi dell'antica Roma rimarranno nelle epoche successive. Da una parte la pena di morte colpisce solo il colpevole mai la sua famiglia ( altre civiltà colpivano anche la famiglia); dall'altra parte viene presa in considerazione l'intenzionalità del colpevole (legge delle Dodici Tavole, 450 A.C.) e prevede come espiazione per l'omicidio involontario la consegna di un montone. Infine, salvo il caso eccezionale dove un console comanda un esercito in campagna e ritrovi con questa carica l'antico diritto di vita e di morte dei vecchi re, ogni cittadino accusato di un crimine capitale non è sottomesso mai all'arbitrarietà di uno solo: egli non può essere condannato a morte che da un'assemblea di popolo.
Dalla Repubblica all'impero, si nota un tipo di ripugnanza a riguardo delle condanne capitali. Anche l'omicidio con violenza o lo stupro sono sanciti solamente con l'esilio. Innegabilmente, certi approfittano del lassismo penale per dedicarsi all'anarchia o alla dissolutezza, particolarmente all'epoca di feste religiose, di guerre civili dove il sangue «é colato a fiotti». Di più la propagazione della fede cristiana porta a tutta una serie di persecuzioni religiose.
Da Costantino a Giustiniano, regna una spietata severità : molteplici motivi possono trascinare alla morte. Sono passibili di morte, ogni attentato alla vita altrui (parricidio, omicidio, castrazione), l'adulterio della donna.
I cristiani, perseguitati condannati a morte non si rivolteranno mai perché la legge lo proibisce loro, così come l'omicidio di un uomo. Ma S. Agostino ha un'altra visione della pena di morte «questo non è non sconfinare sui diritti di Dio, solo maestro della vita? »

La monarchia assoluta


L'inflessibile legislazione reale.
L'incarico dell'ordine pubblico è confidato oramai al solo sovrano, la giustizia signorile o urbana si vede gradatamente privata del diritto di vita e di morte. E, per assicurare la sicurezza delle persone e dei beni, i re si mostrano senza pietà nella loro legislazione.
Sono condannati a morte quelli che esercitano l'eresia, la stregoneria, il sacrilegio, la bestemmia, quelli che si battono in duello, i banchieri fraudolenti, i tipografi, i librai, così come i venditori ambulanti di opere vietate.
I progressi del diritto e della forza della tradizione.
Dal XVI° al XVIII° secolo si moltiplicano le opere di diritto penale; la loro lettura mostra che i penalisti francesi e stranieri, utilizzando i principi di diritto romano (che citano ad ogni pagina delle loro opere) hanno fatto progredire la scienza giuridica da regole sagge che hanno permesso in molti casi a degli accusati di sfuggire alla pena capitale.

Appaiono allora le circostanze attenuanti (sebbene l'espressione non sia ancora adoperata). La passione, l'estrema ebbrezza «di cui uno viene sorpreso», la foga della gioventù, la vecchiaia «o la decrepitezza di età che suppone un indebolimento dello spirito» possono essere prese in considerazione dai giudici per moderare la pena.
In definitiva, dal Medioevo non sono cambiati molto i principi che guidno il legislatore ed i tribunali. Lo scopo perseguito resta sempre l'intimidazione che porta l'esemplarità e quindi la crudeltà della pena inflitta. L'idea di recuperare i criminali è totalmente assente: si tratta innanzitutto e per tutti i mezzi di proteggere la società contro quelli che turbano l'ordine stabilito. E, poiché secondo la concezione del tempo, non ci sono crimini senza religioni, i crimini religiosi sono puniti con lo stesso rigore come i furti o gli assassini.

Ritorno offensivo della pena di morte dalla prima alla seconda guerra mondiale

GHIGLIOTTINA

Il movimento abolizionista che aveva riportato dei reali successi nel XIX° secolo, non si estende che in un solo paese prima della seconda guerra monduiale: la Spagna che abolisce la pena capitale. E nei paesi che hanno conservato la pena di morte nel loro ordinamento giudiziario (Gran Bretagna, Francia, etc.) il numero delle condanne a morte continua a regredire leggermente. Due tipi di avvenimenti provocano un ritorno della pena capitale: le guerre da una parte, l'avvento delle dittature totalitarie dall'altra parte:

- le guerre e le loro conseguenze: la guerra di Algeria e le «leggi di guerra»
- le dittature totalitarie: gli sconvolgimenti politici che conoscono certi Stati dopo la prima guerra mondiale provocano la recrudescenza della pena capitale: per esempio, la Spagna ed il regime di Franco.

La pena di morte nel mondo contemporaneo

Le tre giustificazioni essenziali della pena di morte sono scartate dalla scuola di "Difesa sociale" (1947) espiazione, retribuzione, intimidazione. L'espiazione é l'idea di vendetta espiatoria che non é degna di una società detta civilizzata. La retribuzione (legge del Taglione) "esigeva" che lo Stato punisse i reati più gravi con la pena più alta; ormai sono possibili altri mezzi punitivi. L'intimidazione non é altro che l'esecuzione "per esempio".
Oggi, la criminalità non é legata né all'esistenza né all'abolizione della pena di morte ma a dei fattori criminali.
Lo sviluppo considerevole delle relazioni internazionali dalla seconda guerra mondiale ha portato a dei proclami di carattere universale o regioanle (1948: articolo 3 e 5 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo)
Ancora oggi, 133 paesi applicano la pena di morte in particolare gli Stati Uniti che viene considerato essere il paese più democratico. Presso un buon numero di cittadini sussidte, in effetti, un sentimento profondo di necessaria compensazione, molto vicina all'antica legge del Taglione: "chi ha dato la morte deve morire".

 

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