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GLI STATI UNITI - APPLICAZIONE DELLA PENA DI MORTE
Decisione storica in materia di pena di morte
negli USA
Come avete senz'altro appreso dai media, la Corte Suprema federale americana
ha emesso una sentenza molto importante questo martedì 1 marzo. Ormai
é vietata la condanna a morte delle persone che erano minorenni nel
momento che commettevano dei reati. Durante una decisione antecedente su
questo tema nel 1989, la Corte Suprema aveva fissato il limite di età
"al di sopra dei 15 anni" e quindi era autorizzata la condanna
a morte dei giovani tra i 16 ed i 17 anni. Questa nuova decisione riguarda
72 minorenni incarcerati nel corridoio della morte negli Stati Uniti. Il
Texas è lo stato che ha giustiziato più minorenni e ne ha
in conto il più grande numero. 19 Stati avevano già vietato
questa pratica. Se si aggiungono i 12 Stati abolizionisti si ha un totale
di 31 Stati che la vietano. Le sole condanne a morte di minorenni delinquenti
in questi ultimi dieci anni si sono avute in 3 Stati: il Texas (soprattutto),
la Virginia e l'Oklahoma.
Nelle sue decisioni, la Corte Suprema federale prende in conto ciò
che si chiama gli "evolving standard of decency" o l'evoluzione
dei costumi e della mentalità americana . Se una maggioranza di
stati ha vietato l'esecuzione di subnormali mentali (decisione presa nel
2002) o di minorenni, si stima che una maggioranza di cittadini si oppone
a questa pratica. Per la prima volta in una decisione della Corte, è
fatto menzione dell'opinione Mondiale e dell'isolamento degli Stati Uniti
rispetto alle altre nazioni. L'intervento di numerose associazioni per
i bambini, del mondo giuridico e medico, la Campagna lanciata da Amnesty
International nel 2004 "Stop child esecuzioni" e di altri interventi
hanno avuto indubbiamente un certo impatto.
Ricordiamo peraltro che gli USA non hanno ratificato la Convenzione internazionale
relativa ai diritti del bambino che vieta l'esecuzione di minorenni e
essi costituiscono pertanto un'eccezione poiché tutti gli altri
Stati, eccetto la Somalia, l'hanno ratificata. La decisione della Corte
Suprema è stata presa con una risicata maggioranza (5 contro 4),
ciò che dimostra l'importanza che riveste la nomina dei giudici
della Corte da parte del presidente americano. Certi cambiamenti potrebbero
intervenire prossimamente. Il presidente della Corte, Mr Rehnquist, è
difatti, molto malato ed altri sono molto vecchi. A vedere le scelte fatte
dal presidente Bush in ciò che riguarda il posto di Ministro della
Giustizia e la nomina di parecchi giudici federali, temiamo che egli abbia
scelto dei giudici molto conservatori…
LA PENA DI MORTE NEGLI USA
Attualmente, 118 Stati del mondo hanno abolito la pena capitale legalmente
o de facto. Le norme internazionale tendono a diminuire il campo di applicazione
della pena di morte. Esse proibiscono la sua applicazione ai minorenni,
considerano che si tratta di una punizione inaccettabile per i malati mentali
ed esigono garanzie legali le più strette per i processi che si concludono
con una condanna di morte. Gli Stati Uniti non rispettano nessuna di queste
norme minime.
Da quando la Corte suprema ha posto fine nel 1976 ad una moratoria di
quattro anni sulla pena di morte, circa 1000 condannati a morte sono stati
uccisi negli Stati Uniti. Ci sono attualmente circa 3.500 persone nei
corridoi della morte americana. Gli USA, nel 1999, hanno superato un record
effettuando 98 esecuzioni, e cioé é stato il numero più
elevato dal 1951 negli Stati Uniti. Il numero di esecuzioni ha diminuito
tuttavia da questo anno record: nel 2000, 85 persone sono state giustiziate
in questo paese di cui 40 nel Texas; nel 2001, 66 persone. Nel 2002, ci
sono state 71 esecuzioni, nel 2003 65 di cui 24 nel Texas, e nel 2004
59. Fino ad oggi, 38 Stati prevedono la pena capitale nella loro legislazione.
Esiste anche a livello federale.
Questi uomini e donne finora giustiziati sono stati selezionati da un
sistema marcato dall'arbitrarietà, corrotto corrotto dalla discriminazione
e macchiato da numerosi errori. "Le vittime di crimini violenti ed
i loro familiari meritano il nostro rispetto, la nostra compassione e
che gli sia resa giustiziache si manifesta loro rispetto e compassione
e che si renda loro giustizia", ha sottolineato Amnesty International.
Tuttavia, l'esecuzione di un certo numero di prigionieri non soddisfa
nessuna di queste esigenze.È solo una soluzione illusoria ad un
problema sociale urgente che non è niente altro in definitiva che
il risultato di una mancanza di visione politica. Tra la maggior parte
di questi uomini e donne figuravano delle persone condannate per i crimini
commessi quando erano ancora minorenni, degli individui affetti da deficienze
mentali, delle persone difese da avvocati incompetenti, dei cittadini
stranieri privati del loro diritto ad un'assistenza consolare, così
come delle persone di cui la colpevolezza ha suscitato dei dubbi persistenti
fino alla loro esecuzione. Peraltro, l'appartenenza razziale delle vittime
di crimini passibili della pena di morte e di quelli che ne sono accusati
influiscono sempre sull'applicazione di questa punizione. Nell'80% dei
casi, i crimini per cui queste persone sono state condannate a morte ,
erano implicate vittime di razza bianca. La pena capitale è applicata
in modo razzista. Un numero pressappoco equivalente di Bianchi e di Neri
è vittime di crimini violenti; tuttavia l'81 per cento dei prigionieri
giustiziati dal 1977 erano stati riconosciuti colpevoli dell'omicidio
di una vittima bianca. Altri fattori come le circostanze aggravanti non
bastano a spiegare le disparità legate alla razza dell'imputato
e della vittima. IL quarantadue per cento dei condannati a morte sono
neri mentre i Neri costituiscono solamente il dodici per cento della popolazione
degli Stati Uniti. Il sistema giudiziale che li ha giudicati e condannati
resta largamente in mano ai Bianchi. Nel suo rapporto del 1998 sugli Stati
Uniti (E/CN.4/1998/68/Add.3), l'Osservatore Speciale delle Nazioni unite
sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie sottolineava:
la razza, l'origine etnica e la situazione economica sembrano essere dei
fattori preponderanti per determinare chi sarà o non sarà
condannato a morte [negli Stati Uniti] ".
La Corte suprema federale, decidendo sul caso Atkins c. Virginie il 20
giugno 2002, ha vietato l'esecuzione dei ritardati mentali indicando che
le norme in materia di "buoni costumi" negli Stati Uniti si
sono evolute al punto che esiste oramai un "consenso nazionale"
contro l'esecuzione di persone affette da ritardo mentale. Tuttavia, la
Corte suprema non ha precisato ne che cosa consiste il ritardo mentale,
lasciando ad ogni Stato dell'unione la decisione di risolvere la questione.
In seguito a questa decisione resa il 20 giugno 2002 nell'affare Atkins
c. Virginie, il governatore del Texas, Rick Perry, ha dichiarato tuttavia
al giornale Houston Chronicle: "Penso che abbiamo un sistema giudiziario
che funziona nello stato del Texas. Il sistema giudiziario dello stato
del Texas è concepito fondamentalmente per i texani." Nel
2001, il governatore Perry aveva opposto il suo veto ad un progetto di
legge destinato a vietare l'applicazione della pena di morte agli individui
affetti da ritardo mentale.
In questi ultimi anni, Amnesty International ha pubblicato parecchi rapporti
su alcuni aspetti precisi: i delinquenti minorenni, il problema dell'innocenza,
della razza e della salute mentale. Questo nello scopo di attirare l'attenzione
su degli aspetti particolarmente "sconvenienti" nell'applicazione
della PDM negli USA. Per quanto riguarda i minori di età, la legislazione
internazionale è molto chiara e gli USA ne fanno di eccezione:
è il solo paese - eccetto l'Iran - ad avere giustiziato parecchi
minorenni in questi ultimi anni. Quattro minorenni sono stati giustiziati
negli USA nell'anno 2000, uno nel 2001 e tre nel 2002., uno nel 2003.
Nel 2002 non é stata segnalata nel mondo nessuna altra esecuzione
di minorenni.
Nell'arresto Stanford c. Kentucky effettuato nel 1989, la Corte suprema
federale ha deliberato che l'applicazione della pena di morte ai delinquenti
di sedici o diciassette anni non infrangeva la Costituzione degli Stati
Uniti. Uno dei motivi di questa decisione era l'assenza, confermata dall'esame
delle legislazioni degli Stati, di un "consenso nazionale" contro
l'applicazione della pena capitale ai delinquenti minori di diciotto anni.
Nella sua decisione sulla questione del ritardo mentale menzionato più
in alto, la Corte suprema ha giudicato nell'affare Atkins c. Virginie,
che l'esecuzione di persone che soffrono di ritardo mentale era contraria
alla Costituzione. I giudici hanno invocato il "grande numero"
di stati che si sono dotati di una legislazione che proibisce l'esecuzione
di persone affetti da ritardo mentale e la "costanza nell'evoluzione",
a sapere "l'assenza totale di stati che adottano dei testi legislativi
che ristabiliscono il potere di procedere alle tali esecuzioni",
particolarmente. Amnesty International è di parere che lo stesso
ragionamento deve portare la Corte suprema a dichiarare incostituzionale
l'applicazione della pena capitale ai minorenni. Attualmente dei 38 Stati
americani le cui leggi autorizzano la pena di morte , 19 escludono la
sua applicazione ai minorenni delinquenti come l'escludono la legislazione
federale ed il Codice di giustizia militare federale. Se a questi 19 Stati
si aggiunge i 12 Stati che non hanno la pena di morte nel loro sistema
giuridico, si arriva al numero di 31 Stati su 50. La Corte Suprema si
pronuncierà di nuovo su questa questione nel 2005.
Il problema dell'innocenza è apparso in modo flagrante con la
liberazione di prigionieri riconosciuti innocenti, tra l'altro nell'Illinois,
dove questo ha fatto nascere un dibattito sulla questione e come il governatore
Ryan alla fine del suo mandato, ha svuotato i corridoi della morte dell'Illinois.
Dal 77, oltre 110 prigionieri, riconosciuti innocenti, sono stati liberati
dai corridoi della morte. Anche il problema della razza è particolarmente
inquietante. Il rapporto di Amnesty mostra chiaramente che i pregiudizi
razziali nei confronti dei Neri americani e degli Ispanici influenzano
sulla sentenza e conducono alle condanne a morte. In quanto alla salute
mentale, la constatazione è anche lei allarmante. L'interessamento
dei problemi gravi di malattia mentale è completamente insufficiente.
Niente indica che le autorità americane abbiano impedito il minimo
reato mettendo in opera una tale politica. Nell'applicazione della pena
di morte sono stati investiti milioni di dollari che avrebbero potuto
servire a misure più costruttive destinate a lottare contro la
criminalità. Il colmo di questa macabra assurdità, è
che crea delle nuove vittime - i membri delle famiglie dei condannati
- spesso in nome dei diritti delle vittime. La pena di morte è
un sintomo della violenza, e non un rimedio a questo flagello. È
tempo che i responsabile politici americani trovino il coraggio di educare
l'opinione pubblica, al posto di trincerarsi dietro lei.
La vita o la morte di un imputato dipende talvolta più dal suo
difensore che dal crimine che ha commesso. Quello che non può offrirsi
dei servigi di un avvocato competente ed esperto rischia di essere condannato
a morte rispetto ad un altro che dispone di risorse finanziarie sufficienti.
Nessuno sa quanti prigionieri sono stati giustiziati negli Stati Uniti
per i crimini che non hanno commesso. Amnesty International ha raccolto
delle notizie su numerosi casi di condannati, giustiziati, nonostante
ci fossero dei dubbi molto seri sulla loro colpevolezza.
Non si può negare la crudeltà della pena di morte, qualunque
sia il metodo utilizzato. Numerosi condannati a morte hanno partecipato
a crimini odiosi. Tuttavia, la pena di morte costituisce una violazione
del diritto alla vita e del diritto di non essere sottomessi ad un trattamento
crudele, disumano o degradante, diritto che è quello di tutti gli
esseri umani, indipendentemente dalla loro personalità e dai loro
atti.
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